Creme solari: come scegliere SPF e filtri (e dove costano meno)
La crema solare è uno dei pochi prodotti da banco su cui la scienza non ha dubbi: proteggere la pelle dai raggi ultravioletti riduce le scottature, l'invecchiamento cutaneo precoce e, nel tempo, il rischio di tumori della pelle. È anche uno dei prodotti con i listini più ballerini dell'intera parafarmacia: lo stesso flacone da 200 ml può costare il doppio da un negozio all'altro, con oscillazioni ampie soprattutto a inizio estate, quando la domanda esplode. Questa guida spiega come leggere davvero un'etichetta — SPF, logo UVA, resistenza all'acqua — e come evitare gli errori d'uso che vanificano anche il prodotto migliore.
Una premessa di metodo: in Europa i solari sono cosmetici regolamentati. Il regolamento (CE) n. 1223/2009 definisce quali filtri UV sono ammessi e a quali concentrazioni, mentre una raccomandazione della Commissione del 2006 ha uniformato le etichette: quattro categorie di protezione, il rapporto minimo tra protezione UVA e UVB, e il divieto di diciture ingannevoli come «schermo totale» o «protezione al 100%», che infatti non possono più comparire sulle confezioni serie.
Come scegliere il fattore di protezione (SPF)
L'SPF (Sun Protection Factor) misura la protezione dai raggi UVB, quelli responsabili delle scottature: indica quanta radiazione in più serve, rispetto alla pelle non protetta, per arrossarsi nelle condizioni standard di laboratorio. Le etichette europee raggruppano i valori in quattro categorie: protezione bassa (6-10), media (15-25), alta (30-50) e molto alta (50+). La scelta ragionevole parte dal proprio fototipo e dal contesto: una pelle molto chiara che si scotta facilmente, una settimana al mare o in montagna, o una terapia farmacologica che fotosensibilizza spingono verso il 50+; una pelle olivastra già abituata al sole in città può orientarsi su un 30. Vale però una regola pratica che i dermatologi ripetono spesso: meglio un SPF alto applicato in quantità generosa che un SPF altissimo applicato col contagocce, perché nell'uso reale quasi nessuno stende la dose usata nei test.
Bambini e pelli molto sensibili
Per i bambini l'orientamento dei pediatri è prudente: protezione molto alta (50+), formulazioni specifiche più resistenti all'acqua e alla sabbia, e soprattutto misure fisiche — ombra nelle ore centrali, maglietta e cappellino — che restano la prima difesa. I lattanti sotto i sei mesi non andrebbero esposti al sole diretto: su di loro la crema è un ripiego per le zone scoperte, non un lasciapassare. Le linee «pediatriche» e per pelli reattive in farmacia usano spesso filtri più tollerati e meno profumazione: hanno senso, ma non sostituiscono il buon senso sugli orari.
Il logo UVA e le altre voci dell'etichetta
Accanto all'SPF, l'etichetta di un solare europeo dice altre tre cose che vale la pena controllare. La prima è il logo «UVA» dentro un cerchio: garantisce che la protezione dai raggi UVA — quelli che penetrano più in profondità e pesano su invecchiamento cutaneo e fotosensibilizzazioni — sia almeno un terzo dell'SPF dichiarato, come chiede la raccomandazione europea del 2006. Un prodotto senza quel logo protegge dalle scottature ma lascia scoperta una parte dello spettro. La seconda è la resistenza all'acqua: «water resistant» significa che il prodotto mantiene almeno metà della protezione dopo due bagni da venti minuti nelle condizioni di test, «very water resistant» dopo quattro; in ogni caso dopo il bagno e l'asciugamano la riapplicazione resta necessaria. La terza è il PAO, il simbolo del vasetto aperto con un numero di mesi (spesso 12M): i filtri si degradano col tempo e con il caldo, e il tubetto dimenticato in auto o sotto l'ombrellone un'estate intera perde efficacia prima ancora della scadenza nominale.
Crema solare 50: quando serve davvero
Il 50+ è la scelta giusta più spesso di quanto si pensi: fototipi chiari, bambini, prime esposizioni della stagione, alta quota e superfici riflettenti (acqua, sabbia, neve), cicatrici recenti, macchie cutanee in trattamento, terapie con farmaci fotosensibilizzanti — dagli antibiotici ad alcuni antinfiammatori — e chiunque abbia precedenti di lesioni cutanee. La differenza numerica tra un SPF 30 e un 50 sembra piccola sulla carta (filtrano rispettivamente circa il 96,7% e il 98% degli UVB nelle condizioni di test), ma nell'uso reale, con dosi di prodotto inferiori a quelle di laboratorio, il margine del 50+ compensa in parte l'applicazione insufficiente. È anche la fascia dove il confronto prezzi rende di più: i 50+ da 200-300 ml delle marche da farmacia sono i formati con gli scarti maggiori tra un rivenditore e l'altro.
Viso e corpo: perché spesso conviene separarli
Le formule da viso non sono un vezzo: texture fluide o in gel, finish opaco, assenza di oli comedogenici e compatibilità con il trucco le rendono più facili da riapplicare davvero, che è ciò che conta. Chi ha pelle grassa o a tendenza acneica cerca la dicitura «non comedogeno»; chi ha la pelle secca preferisce texture in crema più ricche. Un punto su cui essere onesti: il fondotinta o la crema idratante «con SPF» non bastano da soli, perché la quantità che si applica di questi prodotti è una frazione di quella necessaria per raggiungere la protezione dichiarata. Per il corpo la variabile principale è il formato: spray e latte si stendono più in fretta su superfici ampie, e i formati famiglia da 250-400 ml abbassano sensibilmente il costo per applicazione — a patto di finirli nella stagione, per il discorso PAO di cui sopra.
Quanta se ne mette (ed è qui che si sbaglia)
La dose usata nei test di laboratorio è 2 milligrammi per centimetro quadrato di pelle: per un adulto in costume significa circa 30-35 grammi ad applicazione, l'equivalente di sei cucchiaini pieni o di un sesto di un tubetto da 200 ml. Gli studi osservazionali mostrano che nell'uso reale se ne applica in media la metà o meno, dimezzando di fatto la protezione. Le altre due regole sono la frequenza — riapplicare ogni due ore circa, e comunque dopo bagni, sudorazione intensa o asciugamano — e la copertura delle zone dimenticate: orecchie, dorso dei piedi, attaccatura dei capelli, labbra (per cui esistono stick dedicati). Messa in questi termini, una famiglia che fa una settimana di mare consuma più di un tubetto: un motivo in più per comprare i formati grandi al prezzo migliore invece di razionare il prodotto.
Doposole: cosa può fare e cosa no
Il doposole è un idratante lenitivo, spesso con aloe, pantenolo o glicerina, pensato per reintegrare l'acqua persa e dare sollievo dopo l'esposizione. Aiuta il comfort e la durata dell'abbronzatura nella misura in cui una pelle idratata si desquama meno; non «ripara» una scottatura né prolunga la protezione. Se la pelle è arrossata sul serio, con dolore, bolle o febbre, il tema non è più cosmetico: vale la regola di sempre, chiedere al medico o al farmacista. Per l'uso quotidiano, un buon doposole generico o una semplice crema idratante corposa fanno un lavoro simile: anche qui il confronto prezzi tra marchi equivalenti è rapido e spesso sorprendente.
Dove costano meno
I solari sono prodotti stagionali con listini molto elastici: a maggio-giugno i prezzi salgono con la domanda, e lo stesso identico prodotto può presentare scarti superiori al 30-40% tra farmacie online diverse, senza contare le soglie di spedizione gratuita che cambiano il totale effettivo. Le schede di iFarma mettono in fila per ogni referenza il prezzo di ciascuna farmacia con la spedizione inclusa nel totale: prima si sceglie il prodotto giusto per la propria pelle con i criteri di questa guida, poi si paga il meno possibile per averlo. Qui sotto trovi alcune referenze solari confrontate in questo momento.







