Le migliori lacrime artificiali: guida alla scelta per ogni esigenza
Chi entra in farmacia chiedendo «le migliori lacrime artificiali» si trova davanti a uno scaffale affollato: acido ialuronico in dieci concentrazioni diverse, carbossimetilcellulosa, trealosio, emulsioni lipidiche, gel per la notte, flaconcini monodose e flaconi multidose. Sono tutti sostituti lacrimali, cioè soluzioni che integrano il film di lacrime che protegge la superficie dell'occhio, ma non sono affatto intercambiabili: la formulazione adatta a chi passa otto ore al computer non è la stessa che serve a chi porta lenti a contatto o si sveglia con gli occhi che bruciano.
In questa guida spieghiamo prima i criteri con cui valutare una lacrima artificiale, ovvero principio umettante, presenza di conservanti e formato della confezione, e poi indichiamo le soluzioni più adatte alle esigenze tipiche, con esempi di prodotti reali reperibili in farmacia e parafarmacia. Non troverai una classifica: come vedremo, la lacrima «migliore» dipende dal tipo di secchezza, e il prodotto ideale per una persona può rivelarsi poco utile per un'altra.
Come abbiamo scelto
Per orientarci fra decine di referenze abbiamo usato tre criteri, gli stessi che consigliamo di applicare davanti allo scaffale: la sostanza umettante contenuta, la presenza o meno di conservanti e il tipo di confezione.
Il principio umettante
Il cuore di una lacrima artificiale è la sostanza che trattiene l'acqua sulla superficie oculare. Le famiglie principali sono quattro:
- Acido ialuronico (ialuronato di sodio): è oggi il riferimento della categoria, perché lega grandi quantità di acqua e forma un velo uniforme e stabile. Conta la concentrazione, in genere compresa tra 0,1% e 0,4% (più è alta, più il collirio è denso e persistente), ma conta anche il peso molecolare: a parità di concentrazione, un acido ialuronico ad alto peso molecolare è più viscoelastico, resta più a lungo sull'occhio e riduce meglio l'attrito delle palpebre.
- Carbossimetilcellulosa e altri derivati della cellulosa: polimeri con una lunga tradizione d'uso, ben tollerati, che stabilizzano il film lacrimale; si trovano spesso in associazione con glicerina o con lo stesso ialuronato.
- Trealosio: uno zucchero di origine naturale con azione bioprotettiva, che aiuta le cellule dell'epitelio corneale a resistere alla disidratazione e allo stress osmotico; nelle formulazioni moderne compare quasi sempre in coppia con l'acido ialuronico.
- Formulazioni lipidiche: emulsioni che, oltre a idratare, reintegrano lo strato oleoso del film lacrimale. Sono pensate per la componente evaporativa dell'occhio secco, quella legata alla disfunzione delle ghiandole di Meibomio, in cui le lacrime non mancano ma evaporano troppo in fretta.
Con o senza conservanti
Nei flaconi multidose tradizionali i conservanti, il più discusso dei quali è il benzalconio cloruro, impediscono la contaminazione microbica dopo l'apertura. Con un uso saltuario non creano problemi alla maggior parte delle persone; con instillazioni frequenti e prolungate, però, possono irritare proprio la superficie che si vorrebbe proteggere e, nei portatori di lenti a contatto morbide, accumularsi nella lente. La regola pratica è semplice: chi usa le gocce più di quattro-sei volte al giorno, chi le userà per mesi, chi porta lenti a contatto e chi ha una superficie oculare già infiammata dovrebbe orientarsi su prodotti senza conservanti. Oggi questo non significa più solo monodose: molti flaconi multidose montano sistemi di erogazione sterili, come ABAK o COMOD, che mantengono sterile la soluzione senza bisogno di additivi.
Flaconcini monodose o flacone multidose
Il formato incide su igiene e praticità. I flaconcini monodose garantiscono una soluzione sterile a ogni apertura, non richiedono conservanti e si portano ovunque; vanno però utilizzati entro poche ore dall'apertura e generano più rifiuti. Il flacone multidose è più comodo per chi instilla le gocce molte volte al giorno, tutti i giorni: in questo caso conviene sceglierne uno con sistema sterile senza conservanti e rispettare la validità dopo apertura indicata sulla confezione, in genere fra le otto e le dodici settimane. Una combinazione che funziona per molti è il flacone a casa e le monodose in borsa o alla scrivania.
Qual è la migliore lacrima artificiale?
Non esiste una risposta unica, e chi la promette semplifica troppo. La scelta dipende innanzitutto dal meccanismo della secchezza: se l'occhio produce poche lacrime (deficit acquoso) servono soprattutto sostituti che aggiungano volume e permanenza, come quelli a base di acido ialuronico; se le lacrime ci sono ma evaporano in fretta (componente evaporativa, spesso legata alla blefarite) rendono di più le formulazioni lipidiche, insieme a impacchi caldi e igiene palpebrale. Contano poi la frequenza d'uso, l'eventuale porto di lenti a contatto e perfino le preferenze personali sulla consistenza: c'è chi tollera bene un collirio denso e chi non sopporta il minimo annebbiamento.
Se non è chiaro da dove derivi il disturbo, prima di comprare prodotti a caso vale la pena capire le cause: ne parliamo in dettaglio nella guida dedicata a rimedi e colliri per gli occhi secchi. E se la secchezza è quotidiana da settimane, il passaggio dall'oculista viene prima della scelta del collirio, non dopo.
Le migliori lacrime artificiali per l'occhio secco, esigenza per esigenza
Quelle che seguono non sono classifiche, ma abbinamenti ragionati fra situazioni tipiche e famiglie di prodotti, con esempi concreti fra i più diffusi in farmacia. Prodotti diversi della stessa famiglia sono spesso sovrapponibili: se un collirio dà sollievo ed è ben tollerato, non c'è motivo di cambiarlo.
Uso occasionale: schermo, aria condizionata, ambienti secchi
Per il fastidio di fine giornata davanti al monitor o nelle giornate ventose serve un collirio leggero, che dia sollievo rapido senza appannare la vista. In genere sono adatte le lacrime a bassa viscosità a base di acido ialuronico a concentrazione contenuta, come Artelac Splash, oppure le formulazioni con polietilenglicole e propilenglicole come Systane Ultra; un'alternativa classica è Optive, a base di carbossimetilcellulosa e glicerina. In questo scenario un flacone multidose di buona qualità è una scelta ragionevole, perché le instillazioni restano poche.
Secchezza persistente e uso quotidiano
Quando il disturbo si presenta ogni giorno servono prodotti più ricchi, da usare con regolarità e preferibilmente senza conservanti. I riferimenti sono le lacrime a base di solo acido ialuronico come Hyalistil, le soluzioni ipotoniche come Vismed e Vismed Multi, e l'associazione di trealosio e acido ialuronico di Thealoz Duo, in flacone sterile senza conservanti; sul versante della cellulosa, Optive Fusion unisce carbossimetilcellulosa e ialuronato. Se il quadro comprende blefarite o palpebre appiccicose al risveglio, cioè una componente evaporativa, ha senso provare le formulazioni lipidiche come Systane Complete o Optive Plus, sempre insieme all'igiene palpebrale quotidiana.
Portatori di lenti a contatto
Le lenti amplificano la secchezza e trattengono i conservanti, quindi la regola è duplice: solo prodotti senza conservanti e dichiarati compatibili con le lenti sul foglietto illustrativo. I flaconcini monodose sono la soluzione più pratica da tenere in borsa o alla scrivania; fra i multidose, i flaconi con sistema sterile come quello di Thealoz Duo sono in genere utilizzabili anche con le lenti indossate, sempre previa verifica sulle istruzioni. Se il fastidio compare regolarmente dopo poche ore di porto, però, il problema potrebbe essere la lente stessa: geometria, materiale o frequenza di sostituzione da rivedere con il contattologo.
Notte e risveglio: gel e formulazioni dense
Durante il sonno la produzione di lacrime cala, e chi dorme con le palpebre non perfettamente chiuse si sveglia con bruciore e sensazione di occhio incollato. In questi casi servono prodotti a lunga permanenza: gel come Vismed Gel o Thealoz Duo Gel, oppure le versioni in gel della linea Systane. L'annebbiamento temporaneo della vista che provocano li rende poco pratici durante il giorno, ma è irrilevante se vengono instillati subito prima di dormire. Al risveglio si torna alle gocce leggere.
Come scegliere le lacrime artificiali: la sintesi
Riassumendo, davanti allo scaffale conviene procedere in quest'ordine:
- Identifica il tipo di secchezza: fastidio saltuario da schermo, disturbo quotidiano, componente evaporativa con blefarite, sintomi notturni.
- Scegli la famiglia di umettante: acido ialuronico per idratazione e permanenza, carbossimetilcellulosa come alternativa ben tollerata, trealosio in associazione per proteggere l'epitelio, formulazioni lipidiche se le lacrime evaporano troppo in fretta, gel per la notte.
- Valuta i conservanti: meglio senza, se prevedi più di quattro-sei instillazioni al giorno, un uso prolungato nei mesi o porti lenti a contatto.
- Decidi il formato: monodose per borsa, viaggio e lenti; multidose con sistema sterile per l'uso quotidiano a casa.
- Dai tempo al prodotto: usalo con costanza per due-quattro settimane prima di giudicarlo, instillando le gocce a orari regolari e non solo quando il fastidio è già forte.
- Evita i colliri decongestionanti che sbiancano l'occhio: mascherano il rossore restringendo i vasi, ma non idratano e, con l'uso ripetuto, possono peggiorare l'irritazione.
Quando serve l'oculista
Le lacrime artificiali si acquistano senza ricetta, ma questo non significa che ogni secchezza vada gestita in autonomia. La visita oculistica è opportuna, e in alcuni casi urgente, quando compaiono:
- dolore oculare vero, diverso dal semplice bruciore, soprattutto se improvviso o intenso;
- calo della vista o annebbiamento che non passa sbattendo le palpebre o instillando una goccia;
- forte sensibilità alla luce, rossore marcato di un solo occhio o secrezioni abbondanti;
- nessun miglioramento dopo circa un mese di uso corretto e regolare delle lacrime artificiali;
- necessità di gocce molte volte al giorno, tutti i giorni, per mesi: un uso quotidiano così prolungato merita una diagnosi precisa, non un rifornimento infinito di colliri;
- secchezza oculare associata a bocca secca, dolori articolari o stanchezza persistente, un insieme che deve far pensare a malattie autoimmuni come la sindrome di Sjögren.
L'oculista può misurare quantità e qualità del film lacrimale, esaminare cornea e ghiandole di Meibomio e, nei casi che lo richiedono, prescrivere terapie non disponibili al banco, dai colliri antinfiammatori ai tappi lacrimali. Le lacrime artificiali restano comunque la base di quasi tutti i percorsi: scelte con i criteri visti sopra, cioè umettante adatto al proprio tipo di secchezza, niente conservanti se l'uso è frequente e formato coerente con le proprie abitudini, aiutano la maggior parte delle persone a tenere il disturbo sotto controllo.







